Disturbi Alimentari

Disturbi Alimentari

Disturbi Alimentari

I disturbi alimentari sono una realtà di cui si parla spesso troppo poco, nonostante siano patologie che colpiscono moltissimi adolescenti. Per questo motivo è nata la Giornata contro i disturbi alimentari, celebrata il 15 marzo 2019, per generare consapevolezza su queste malattie invisibili ma altrettanto terribili. È infatti importantissimo conoscere sempre meglio l’origine e le cause dei disturbi alimentari, documentarsi e imparare a riconoscerli così da aiutare chi ci sta accanto e lottare per superarli e sconfiggerli. Il fiocchetto lilla è stato scelto per simboleggiare proprio la lotta contro questi disturbi e per scardinare ogni tabù a riguardo.

disturbi alimentari sono definiti nell’ultima edizione del Manuale Diagnostico e Statistico Dei Disturbi Mentali DSM 5 «Disturbi della nutrizione e della alimentazione» e si presentano distinti in sei categorie diagnostiche principali:

  • Pica
  • Mericismo
  • Disturbo alimentare evitante/restrittivo
  • Anoressia nervosa
  • Bulimia nervosa
  • Disturbo di alimentazione incontrollata.

Oltre alle precedenti si individuano due categorie residue:

  • Disturbo della nutrizione o della alimentazione specificato: si tratta di casi sottosoglia dell’anoressia, della bulimia, del disturbo da alimentazione incontrollata oltre al disturbo con condotte di eliminazione e sindrome del mangiare di notte.
  • Disturbo della nutrizione o della alimentazione non specificato, ossia un disturbo dell’alimentazione in cui mancano delle informazioni per specificarne le caratteristiche.

L’inquadramento diagnostico dei disturbi della nutrizione e della alimentazione si attua a livello ambulatoriale e prevede che il paziente venga valutato a livello clinico, nutrizionale e psicologico. Si tratta di condizioni cliniche che presentano elevata comorbilità clinica e psichiatrica che deve essere indagata.

La valutazione internista comprende dunque la valutazione clinica – anamnestica, nutrizionale, della condotta alimentare e della spesa energetica. Nel corso della valutazione clinico-anamnestica dei disturbi della nutrizione e della alimentazione ci si occupa di eseguire un’attenta raccolta anamnestica unitamente all’esame obiettivo e alla prescrizione di una serie di esami tra cui l’esame delle urine, l’emocromo completo, la glicemia, il test per la funzionalità epatica, l’assetto lipidico, la creatininemia, l’azotemia, il BMI.

Spesso l’osservazione clinica è preceduta da una storia di malattia molto lunga e questo complica notevolmente il processo di guarigione. Se eseguita correttamente, la diagnosi  di disturbi della nutrizione e della alimentazione, consente di escludere altre patologie che possono avere effetti secondari sulla relazione con il cibo, come disfagie, spasmi esofagei e pilorici, dispepsie, patologie tumorali, malattie infettive, da uso di sostanze e altre patologie psichiatriche caratterizzate da iperfagia o ipofagia.

Per spiegare l’insorgenza appare condivisa l’idea di un adeguamento a quei modelli culturali che prospettano ideali di bellezza o standard esagerati di magrezza. 

Sotto il profilo psicologico e sociale, i fattori che sono ritenuti più frequentemente implicati nell’insorgenza dei disturbi del comportamento alimentare riguardano la bassa autostima, il perfezionamento, l’impulsività, la distorsione dell’immagine corporea, la carenza di rilevanti rapporti sociali e familiari, le difficoltà nelle relazioni interpersonali. 

I primi studi sull’anoressia risalgono a diversi anni fa e da allora sono stati fatti molti progressi e soprattutto ricerche in grado non solo di tracciare quadri più precisi di questi disturbi, ma anche di stabilire tra le psicoterapie quali sono le più efficaci. 

Nei Paesi occidentali, nella fascia d’età 14-25 anni, 8 ragazze su 10 soffrono di uno qualunque dei disturbi alimentari.

L’esordio avviene in concomitanza all’insoddisfazione per le proprie forme corporee dovute alle critiche di amici o parenti, o dovute a situazioni difficili di confronto con gli altri. A questo punto la decisione più frequente è quella di iniziare una dieta. Solitamente questa funziona molto bene e la ragazza comincia a ricevere complimenti che da una parte nutrono l’autostima, dall’altra rinforzano la convinzione che la dieta è la cosa più giusta da fare. Questo circolo vizioso rende difficile l’interruzione della malattia. Inizialmente le conseguenze della scorretta alimentazione non sono ancora evidenti e per questo il trattamento arriva troppo tardi. 

A tal proposito, negli ultimi anni, si è cercato di fare prevenzione perché il trattamento è molto più efficace se avviene all’esordio della malattia.